giovedì 24 luglio 2014

Bulgaria, si dimette governo socialista, attese elezioni anticipate

Sofia (Bulgaria), 23 lug. (LaPresse/AP) - Il governo del primo ministro bulgaro Plamen Oresharski ha rassegnato le dimissioni al Parlamento in un tentativo di allentare le tensioni politiche nel Paese. Le dimissioni aprono la strada alle elezioni anticipate, che potrebbero tenersi il 5 ottobre. I leader dei partiti si erano già accordati sulla data, che deve essere però annunciata formalmente dal presidente. La coalizione al governo aveva accettato di lasciare dopo che il Partito socialista si era piazzato al secondo posto nelle elezioni europee del 25 maggio scorso. Il debole risultato aveva messo in evidenza la profondità della crisi politica in corso da diversi mesi. La coalizione guidata dai socialisti, che controlla esattamente la metà dei 240 seggi al Parlamento, era andata al governo un anno fa.

fonte: http://www.lapresse.it/mondo/europa/bulgaria-si-dimette-governo-socialista-attese-elezioni-anticipate-1.549842

venerdì 18 luglio 2014

Bulgaria verso nuove elezioni anticipate

Disfunzionalità politica, crisi istituzionale, febbre bancaria e elezioni anticipate. È questa la fotografia della Bulgaria dopo il voto per le europee dello scorso maggio. Nostro approfondimento

Le elezioni per il Parlamento europeo – tenute lo scorso 25 maggio – hanno segnato una svolta nella scena politica in Bulgaria: la sonora sconfitta rimediata dal Partito socialista bulgaro (BSP) ha chiuso ogni speranza dell'esecutivo guidato dalla primavera del 2013 dall'economista Plamen Oresharski di continuare la propria avventura, consegnando il paese ad una fase di transizione delicata e gravida di rischi.
Nel complesso periodo apertosi con la crisi di governo, la Bulgaria si è trovata effettivamente al centro di varie faglie di tensione, che hanno messo alla prova la capacità di tenuta del paese. Improvvisa, è scoppiata la peggiore crisi bancaria degli ultimi anni, dopo quella drammatica che sconvolse la Bulgaria nell'inverno 1996-97. Una crisi scatenata dallo scontro senza esclusione di colpi tra oligarchi in lotta, i cui contorni rimangono ancora da chiarire.
E come se non bastassero crisi politica e incertezze finanziarie, Sofia è rimasta coinvolta nello scontro Russia e Unione europea sulla realizzazione del gasdotto South Stream , che dovrebbe transitare sul territorio bulgaro, e ha visto ancora una volta bloccati i fondi europei – questa volta quelli diretti all'agricoltura - a causa dell'ormai cronica mancanza di trasparenza nella gestione dei finanziamenti.

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Bulgaria: identificato kamikaze di Burgas, è libanese

SOFIA - È stata accertata l'identità del terrorista kamikaze che esattamente due anni fa, il 18 luglio 2012, uccise cinque turisti israeliani e l'autista bulgaro del loro pullman in un attentato dinamitardo all'aeroporto di Burgas, località balneare sulla costa bulgara del Mar Nero. Lo hanno annunciato in un comunicato congiunto la Procura e il Servizio per la sicurezza nazionale. Si tratta di Mohamad Hassan el-Husseini, nato in Libano il 27 maggio 1989, di cittadinanza libanese e francese.
I due presunti complici nell'attentato - Meliad Ferah, 32 anni, cittadino australiano, e Hassan el Hajj Hassan, 25 anni, di cittadinanza canadese, sarebbero anche loro di origine libanese e secondo l'inchiesta sarebbero legati a Hezbollah. Tutti e tre sarebbero entrati in Bulgaria con documenti d'identità falsi.
La procura ha reso noto che l'istruttoria sarà prolungata di altri sei mesi, fino ai primi di dicembre.
Gli elementi raccolti finora nel corso dell'istruttoria per l'attentato a Burgas hanno contribuito alla decisione dell'Ue del 22 luglio dell'anno scorso di inserire Hezbollah nella lista nera delle organizzazioni terroristiche.
Venerdì sera all'aeroporto di Burgas, dove è stato eretto un monumento in memoria delle vittime dell'attentato, si svolgerà una cerimonia commemorativa.

fonte: http://www.cdt.ch/mondo/cronaca/111122/bulgaria-identificato-kamikaze-di-burgas-e-libanese.html

giovedì 17 luglio 2014

La Bulgaria chiede alla Bce di supervisionare le sue banche

Venticinque anni dopo la caduta del Muro di Berlino, la Banca centrale della Bulgaria ha iniziato dei colloqui con l'Autorità bancaria europea con sede a Londra per realizzare un revisione della qualità della sua vigilanza bancaria, si legge in un dichiarazione resa nota oggi, in seguito alla grave crisi di due suoi istituti di credito, uno dei quali è in procinto di essere nazionalizzato.
Ma c'è di più. La Banca nazionale bulgara è anche in contatto con la Bce per aderire al Meccanismo unico di vigilanza (Ssm), riporta una nota. La Bulgaria sarebbe il primo paese al di fuori dell'Eurozona ad aderire al meccanismo, istituito come risposta alla crisi finanziaria e del debito sovrano della zona euro; anche se la vicina Romania ha detto che potrebbe essere pronta per l'adesione il prossimo anno.

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venerdì 11 luglio 2014

Bulgaria a rischio fallimento: gli oligarchi dietro il crac

Cittadini in coda agli sportelli delle banche, messaggi sospetti (e mai confermati) che hanno messo in guardia da un possibile fallimento degli istituti bancari e una guerra tra oligarchi. Il tutto condito dall'immobilismo della politica.
In Bulgaria sembra non placarsi il panico finanziario che ha investito il Paese e che
Lettera43.it ha raccontato sin dalle prime file apparse davanti ai bancomat di Sofia.
L'UE PROMETTE 1,7 MLD. Nonostante lunedì 7 luglio le autorità europee e della Bulgaria abbiano confermato le misure di emergenza per far fronte alla crisi (sono in arrivo circa 1,7 miliardi di euro), nel Paese la paura resta alta. E dopo aver prelevato circa 400 milioni di euro, i correntisti della Corporate Commercial Bank (Ktb), indicata dalla stampa come prossima all'insolvenza, e quelli della First Investment Bank (Fib) sono tornati all'assalto degli sportelli.
PAESE TRA I PIÙ POVERI DELL'UE. Così facendo però stanno mettendo in pericolo la già traballante economia di Sofia. La Bulgaria, non si dimentichi, è uno dei Paesi più poveri dell'Ue con i suoi circa 10 mila euro di reddito procapite all'anno (dati The world factbook Cia riferiti al 2013), che ora si trova al centro dell'attenzione di Russia, Ue e Usa perché si trova sulla via di transito del gas che da Mosca arriva in Occidente.
IL CRAC DEGLI ANNI 90. Otilia Dhand, vicepresidente di Teneo Intelligence, società di consulenza americana nel settore finanziario, ha spiegato al New York Times che «i bulgari sono inclini al panico», perché non hanno dimenticato il crac bancario degli Anni 90. All'epoca il sistema collassò durante il governo di Jean Videnov con la conseguente esplosione dell'inflazione (+311%), il crollo della moneta e il fallimento di una dozzina di banche.
Tuttavia, questa volta dietro la crisi sembra esserci altro.


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martedì 8 luglio 2014

La Bulgaria si aspetta di ricevere presto il via libera da parte della Commissione europea per la costruzione del gasdotto "South Stream"

Lo ha dichiarato il ministro bulgaro degli Affari Esteri Kristian Vigenin in una conferenza stampa a Sofia dopo i colloqui con il capo della diplomazia russa Sergej Lavrov.
A sua volta il ministro degli Esteri russo ha sottolineato la necessità di realizzare la costruzione di "South Stream" nei tempi stabiliti.
Ha dichiarato che Mosca invita la Commissione europea ad ulteriori negoziati su "South Stream" e guarda avanti con ottimismo. Lavrov ha ricordato che a suo tempo, di comune accordo, era stata creata una task force di lavoro per esaminare l'attuazione pratica del progetto, tuttavia, su iniziativa di Bruxelles, le sue attività sono state sospese.
Il ministro ha ribadito che la Russia spera che questo processo termini e che si arrivi ad una soluzione reciprocamente accettabile.


fonte: http://italian.ruvr.ru/news/2014_07_07/La-Bulgaria-conta-sul-via-libera-di-Bruxelles-alla-costruzione-di-South-Stream-8821/

lunedì 7 luglio 2014

Summer Academy 2014 di InvestBulgaria

Lo scorso 3 luglio ha preso avvio la Summer Academy promossa dall’Agenzia governativa per gli Investimenti – InvestBulgaria, un’iniziativa di carattere informativo indirizzata ai giovani studenti bulgari, che coinvolgerà, nel corso delle varie giornate in programma differenti rappresentanti del mondo economico ed imprenditoriale, delegati delle camere di commercio bilaterali operanti in loco e manager delle maggiori aziende internazionali... straniere che hanno scelto la Bulgaria per Paese per sviluppare i loro progetti d’investimento.
La Camera di Commercio Italiana in Bulgaria, partner di InvestBulgaria, interverrà alla giornata di lavoro del prossimo 10 luglio, fornendo agli studenti partecipanti, un contributo in qualità di associazione che, da più di dieci anni, è a fianco delle imprese italiane e bulgare per sostenerle nei loro processi di internazionalizzazione, attraverso l’organizzazione di iniziative volte ad agevolare l’accesso delle imprese italiane al mercato bulgaro e la conclusione di affari tra il mondo imprenditoriale dei due Paesi.

fonte: http://www.investbg.government.bg/en/news/summer-academy-of-iba-2014-824.html


sabato 5 luglio 2014

Bulgaria, panico in banca

di - 04/07/2014 - Il paradosso di un paese economicamente tra i più solidi d'Europa, anche se tra i più poveri, colpito da una crisi di fiducia.

La Bulgaria è appena uscita da un’improvvisa crisi di fiducia nelle banche, che ha visto migliaia di correntisti mettersi in fila per prelevare i loro soldi da due delle maggiori banche del paese, la F.I.B (First Investment Banki FIBank) e la K.T.B. (che le fonti anglofone traducono con Corporate Commercial Bank dal cirillico), due banche nazionali che coprono però una parte relativa del mercato, per il 70% in mano a istituti stranieri, tra i quali spiccano la nostra Unicredit e l’austriaca Raiffeisen, veri leader di un mercato bancario di dimensioni modeste, il paese ha poco più di sette milioni di abitanti con un reddito medio pro-capite di circa settemila euro, per fare un paragone quello dell’Italia è intorno ai 33.000.

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domenica 29 giugno 2014

In Bulgaria le elezioni politiche anticipate si terranno il 5 ottobre

Si voterà il 5 ottobre in Bulgaria per le elezioni politiche anticipate. I partiti politici del governo di coalizione si sono accordati in seguito all’annuncio fatto la scorsa settimana. L’attuale crisi politica nel Paese è scaturita dai risultati delle elezioni europee di fine maggio, con i deludenti risultati del partito socialista al potere.
Caso Pastor: il genero ha riconosciuto il coinvolgimento nell’assassinio della ricca ereditiera monegasca. Woyzeck Janowski, 64 anni, era in stato di fermo da lunedì insieme a un’altra ventina di persone nell’ambito dell’inchiesta sull’agguato di Hélène Pastor, avvenuta il 6 maggio nel sud della Francia.
L’OMS chiede misure drastiche per fermare l’avanzata del virus Ebola. L’Organizzazione Mondiale della Sanità – che interviene in seguito all’allarme lanciato da Medici senza frontiere – ha organizzato per il per il 2 e 3 luglio ad Accra, in Ghana, un incontro per sviluppare un piano globale per risopndere all’epidemia che sta colpendo l’Africa.

fonte: http://it.euronews.com/2014/06/27/in-bulgaria-le-elezioni-politiche-anticipate-si-terranno-il-5-ottobre/

Bulgaria, panico per voci crack banca

28 giugno 20144.15 La Banca centrale bulgara (Bnb) ha denunciato tentativi di destabilizzare il Paese attaccando il suo sistema bancacario, con la divulgazione via internet e sms di notizie secondo le quali la terza banca per grandezza in Bulgaria, la Firs investmen bank (Fib) verserebbe in gravi difficoltà finanziarie. In un comunicato della Bnb si afferma che il sistema bancario del Paese "ha buoni indici e funziona in modo normale". Una settimana fa una situazione analoga si era registrata con un'altra banca, la Corporate commercial bank.

fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-718a44b4-4a8e-4c3a-85a4-13788c2d6a5a.html

martedì 24 giugno 2014

BULGARIA: Un anno di proteste. La piazza più dimenticata d’Europa non smette di lottare

E’ un anno che in Bulgaria si protesta. Il paese più povero e più corrotto dell’Unione Europea è teatro di continue proteste di piazza e i manifestanti non sembrano intenzionati a smettere. La “Taksim dimenticata”, come già la chiamammo, è da un anno che continua a manifestare contro “l’oligarchia” mafiosa che governa il paese e controlla tutto il potere politico ed economico a scapito del benessere dei cittadini. A nulla sono servite le dimissioni del primo ministro Boyko Borisov e il ritiro della nomina di Peevski a capo dei servizi segreti. La piazza più ignorata d’Europa va avanti.
Una protesta pacifica lunga un anno
La popolazione, che manifesta da mesi, ha trovato il coraggio dell’opposizione in un paese che scopre una generazione di giovani distante da quella idiosincrasia verso la piazza che ha connotato, in certa misura, la generazione precedente, costretta alla piazza quando c’era da esprimere il consenso obbligatorio al regime e malmenata quando manifestava il dissenso. E anche la polizia si sta distinguendo per la mancanza di ferocia e abusi. 
L’assenza di violenza è l’elemento più interessante di queste proteste, e la polizia sembra sposare la causa dei manifestanti, tuttavia un concreto cambiamento non si profila all’orizzonte. Quello che manca è una reale alternativa. La mobilitazione continua a chiedere le dimissioni dell’esecutivo sostenuto dai socialisti.“I politici sono tutti uguali. Noi non possiamo attendere oltre, è da un anno che chiediamo al governo di andarsene” dicono i manifestanti. “Le nostre richieste restano le stesse di un anno fa: dimissioni”.
Le dimissioni del governo e le elezioni anticipate
E i manifestanti sono stati accontentati: per la defezione di un alleato minore della coalizione, il governo Oresharski è ormai senza maggioranza, e il presidente Plevneliev ha indetto elezioni anticipate per fine settembre / inizio ottobre. Le dimissioni di Oresharski dovrebbero aprire la strada ad un governo tecnico estivo fino al voto. Le elezioni potrebbero riportare al governo il partito di centrodestra GERB di Boyko Borisov, che era stato sloggiato dalle manifestazioni di piazza solo un anno fa, in una girandola in cui il voto non sembra più in grado di garantire un ricambio delle élite.
La Bulgaria resta il paese più povero dell’Unione europea. La crescita economica attesa per il 2014 è del 2,1%, e dovrebbe attestarsi su una media del 3% fino al 2018 secondo l’Economist. Non male, ma bassa rispetto agli anni del boom prima della crisi finanziaria globale. La prospettiva di elezioni anticipate ed incertezza politica non dovrebbe favorire gli investimenti dall’estero.
La questione aperta della libertà di stampa
Oltre alla politica e all’economia, la libertà d’espressione e d’informazione è un altro tallone d’Achille per Sofia, soprattutto quando si tratta di giornalismo d’inchiesta che scava nei rapporti tra business e politica. L’ultimo caso eclatante è quello della giornalista Antoaneta Nikolova, licenziata dalla tv pubblica per “mancanza d’imparzialità” dopo un servizio non proprio accondiscendente verso il primo ministro Oresharski.
“In Bulgaria, stato membro dell’Unione Europea, siamo di fronte a una escalation di comportamenti ai limiti della lesione del diritto, soprattutto nei confronti della libertà di stampa”. A scriverlo Lorenzo Marsili e Giovanni Melogli, coordinatori della European Media Initiative. Perquisizioni e fermi arbitrari di giornalisti sarebbero stati effettuati negli scorsi giorni a carico di collaboratori di un gruppo editoriale, reo di essersi occupato da troppo vicino delle commesse del tratto bulgaro di South Stream. Quel che sta accadendo a Sofia non può continuare ad essere ignorato in Europa.”
 

In Bulgaria lo stato punta sui produttori di autoricambi

Difficile immaginare in Italia uno stato che punti per il rilancio sul mercato dei ricambi per auto, così è invece in Bulgaria, dove molte aziende della componentistica stanno vivendo un vero e proprio boom grazie ad un'attenta politica fiscale e la creazione di un'apposita agenzia governativa.

Sono decine i fornitori di ricambi delle grandi case che hanno scelto di investire qui, tra cui Great Wall Motor, prima compagnia cinese ad aprire una fabbrica in Europa. “In Bulgaria il carico fiscale per le aziende è tra i più bassi di tutta l’Unione Europea”, spiegano dall’agenzia governativa che si occupa di attrarre aziende straniere. “In più, abbiamo la legge per la promozione degli investimenti. Le aziende che si certificano con noi possono ottenere benefici ancora maggiori, ad esempio i rimborsi per la previdenza sociale”, conclude Kostadin Djatev, vicedirettore dell’agenzia.

Non solo: grazie ad un costo della manodopera che è tra i più bassi del continente (circa 3,40 euro all’ora per dipendente, contro una media dell’Unione Europea che si attesta a 24,60) la Bulgaria punta a fare concorrenza ai Paesi della prima ondata di delocalizzazioni, dove invece gli oneri stanno salendo.

Nonostante l’apporto di una consolidata tradizione ingegneristica, però, i problemi all’orizzonte non mancano e in molti casi non sono così distanti da quelli italiani. Innanzitutto, la scarsa qualità del sistema educativo, che spesso sforna personale non adeguato. In secondo luogo, una burocrazia eccessiva che non agevola l’apertura di nuovi siti produttivi sul territorio. Infine, nonostante la posizione geografica favorevole, una rete autostradale ancora molto povera.


fonte: http://www.notiziariomotoristico.com/news/4942/in-bulgaria-lo-stato-punta-sui-produttori-di-autoricambi

venerdì 20 giugno 2014

Tempesta di grandine in Bulgaria, oltre 50 centimetri a terra




In alzune zone sono rimasti a terra oltre 50 centimetri di grandine, con inevitabili disagi alla circolazione. Ai testimoni è sembrato di trovarsi di fronte alle conseguenze di una nevicata, con accumuli davvero molto rari ma in realtà quello rimasto a terra era ghiaccio. Ci sono volute diverse ore per rimuoverlo dalle strade e riportare la situazione alla normalità. Il video testimonia l’intensità della grandinata mentre nell’immagine è possibile osservare le conseguenze dei depositi di grandine sulle strade.

fonte e video

martedì 17 giugno 2014

Bulgaria bipolarizzata

La crisi ucraina ha sollevato vivo e diffuso allarme in tutta l’Europa orientale ex comunista, a torto o a ragione timorosa di ricadere vittima di un recidivo espansionismo russo. Con differenze sensibili, certo, tra i diversi Paesi. Le preoccupazioni maggiori, con conseguenti richieste a chi più può di correre ai ripari, si sono naturalmente registrate in quelli direttamente confinanti con la Federazione governata da Vladimir Putin e/o contenenti minoranze russe più o meno numerose. E tali, quindi, da attirare mire simili a quelle che hanno provocato il cambio di bandiera per la Crimea o da incendiare anche il Donbass ucraino e renderne oltremodo incerto il futuro.

A questa categoria non appartiene la Bulgaria, che nel più ampio quadro della crisi non solo locale iniziata con la rivoluzione o rivolta di Maidan ha semmai trovato modo di distinguersi, semmai, per un comportamento opposto, che non può non richiamare alla memoria quelli che erano stati i connotati del Paese balcanico fino al crollo della cortina di ferro nel 1989, partendo dalla comunistizzazione all’indomani della seconda guerra mondiale ma in fondo da assai più indietro nel tempo.

Il suo legame con la Russia, già ancestralmente solido per motivi etnico-linguistico-religiosi, era stato infatti rafforzato anche sul piano sentimentale dal decisivo contributo degli eserciti zaristi alla liberazione dalla lunga dominazione ottomana nel corso del 19° secolo. E se nella prima guerra mondiale il giovane regno si era schierato a fianco degli Imperi centrali contro tutto o quasi il mondo slavo, venendo coinvolto nella loro sconfitta, una simile scelta di campo andava addebitata alla monarchia di origine tedesca e non certo alla volontà popolare.

Durante il secondo conflitto mondiale, benchè alleata con la Germania di Hitler, la Bulgaria non partecipò all’invasione dell’URSS e neppure le dichiarò guerra, cosa che alla fine fece invece Stalin con essa per poterla trattare come Paese vinto e imporle più facilmente un regime comunista. Il quale si distinse poi per decenni come il più ligio e ossequioso nei confronti di Mosca tra tutte le “democrazie popolari”, giungendo al punto da ventilare l’annessione alla potenza egemone nell’Europa orientale.

Oggi la Bulgaria più attendibilmente democratica è membro a pieno titolo dell’Alleanza atlantica (dal 2004) e dell’Unione europea (dal 2007), ma ciò non le impedisce di mantenere anche con la nuova Russia un rapporto per certi aspetti speciale. Qualcuno insinua che la forza politica più spesso al potere a Sofia, il Partito socialista erede diretto di quello comunista, conserva tuttora non poco dei vecchi legami con ambienti moscoviti. La democrazia bulgara, del resto, è non meno e semmai ancor più inquinata di quella russa dallo strapotere di fatto dei cosiddetti oligarchi.

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Bulgaria, le proteste contro il governo compiono un anno

La protesta popolare contro il governo bulgaro compie un anno. Scatenata dalla nomina di un controverso uomo politico alla testa dell’Agenzia nazionale della sicurezza, la mobilitazione continua a chiedere le dimissioni dell’esecutivo sostenuto dai socialisti.
“I politici sono tutti uguali. Noi non possiamo attendere oltre, è da un anno che chiediamo al governo di andarsene”.
“Le nostre richieste restano le stesse di un anno fa: dimissioni”.
Manifestazioni si sono svolte in tutto il paese, e nella capitale, Sofia, è stato preso d’assedio a colpi di ortaggi l’ingresso del parlamento.
Solo due giorni fa il governo ha fatto respingere per la quinta volta di fila una mozione di sfiducia presentata dall’opposizione che accusa l’esecutivo di fallimento in materia fiscale.

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sabato 14 giugno 2014

Da giugno tutti in Bulgaria

Alla scoperta degli angoli nascosti di una delle mete emergenti più affascinanti del Vecchio Continente: architetture in stile Rinascenza e antiche città ricche di valenze storiche pronte ad uscire dall’anonimato.

livia fabietti (nexta)

Sempre più la carta geografica del viaggiatore si allarga affacciandosi a nuovi orizzonti: quando si tratta di guardare alla prossima rotta, si cerca di spaziare e spingersi alla ricerca dell'ignoto: una delle meta turistiche emergenti è la Bulgaria, un paese sito nella zona sud-orientale dell’Europa che, solo negli ultimi anni, si sta facendo strada tra gli itinerari turistici da battere. Divenuta una potenza industriale a seguito della caduta del regime comunista ed entrata solo nel 2007 a far parte dell’Unione Europea, la Bulgaria è diventata la Silicon Valley dell’est europeo e, piano piano, sta tentando di allinearsi allo standard degli altri paesi moderni lasciandosi alle spalle il suo passato.

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Un banco a scuola per Rateb

"Solo 40 dei 2mila bambini profughi presenti in Bulgaria frequentano la scuola". L'allarme è stato lanciato dal presidente dell'Agenzia statale dei profughi, Nikolaj Cirpanliev, nel suo intervento alla tavola rotonda "Accesso dei bambini profughi al sistema d'istruzione in Bulgaria", organizzata nei giorni scorsi dalla Caritas con la cooperazione dell'Amministrazione del Presidente della Repubblica. I motivi sono diversi. Dopo la massiccia ondata di profughi siriani in Bulgaria iniziata dall'estate del 2013, trovando tra l'altro il Paese abbastanza impreparato ad accoglierli, oggi la loro integrazione e soprattutto l'accesso dei figli a scuola è una questione di primo piano.

Un Paese ritenuto "di passaggio". Perché i bambini non vanno a scuola? La risposta arriva di nuovo da Cirpanliev che racconta come la maggior parte dei profughi "arriva in Bulgaria convinta di poter proseguire per gli altri Paesi dell'Europa occidentale e per questo, in attesa di ricevere lo statuto, non vedono necessario mandare i figli alla scuola bulgara". La realtà però è ben diversa. Secondo il regolamento di Dublino, lo straniero è obbligato a rimanere nel primo Stato dell'Ue che lo ha accolto.

La barriera linguistica. Tenendo presente la situazione, le istituzioni competenti e il ministero dell'istruzione bulgaro si stanno preparando ad accogliere questi 2mila bambini nelle scuole "perché il loro posto è lì e non dietro il recinto dei centri di accoglienza", afferma Stanislav Georgiev dall'Ispettorato regionale d'istruzione a Sofia. Il quale aggiunge: "Altrimenti si rischia la segregazione di questi immigrati". Ora nella capitale bulgara ci sono cinque posti dove i ragazzi frequentano lezioni di bulgaro. "Il problema principale nella loro integrazione scolastica è la barriera linguistica", chiarisce Ivan Ceresciarov di Caritas Sofia. Egli racconta che "molti dei ragazzi sono in classi inferiori alla loro età e la difficile comprensione del materiale scolastico li porta a una successiva perdita di interesse e di motivazione".

La strada giusta. Secondo il segretario generale della Caritas in Bulgaria, Emanouil Patascev, "l'integrazione dei ragazzi passa attraverso l'intergrazione delle loro famiglie nella cultura bulgara e nella società". "Per questo - prosegue - sono necessarie delle azioni mirate da parte dello Stato, dalle istituzioni competenti e dalle ong". "Solo così possiamo aiutare questi piccoli già tanto provati", conclude. Intanto la Caritas con l'aiuto dei fondi europei ha preparato diversi sussidi didattici per l'apprendimento del bulgaro e una migliore integrazione scolastica, disponibili on-line nel sito dell'organizzazione.

Un racconto sofferto. Sir Europa ha incontrato uno di questi giovani giunti da profughi nel Paese europeo. L'appuntamento è all'art terapia che frequenta dopo le lezioni di bulgaro nel Centro d'integrazione a Sofia. Si chiama Rateb Avril, ha 19 anni, ed è palestinese di Siria, il più grande di 6 fratelli. Vivevano nel quartiere palestinese di Damasco, Yarmouk camp, devastato dall'esercito regolare siriano nel 2012. "C'erano le bombe che esplodevano sotto i nostri occhi. Lì ho perso molti dei miei parenti", racconta. Così, spinti dalla guerra, fuggono, mamma e figli, in Libano e dopo aver attraverso la Turchia arrivano al confine bulgaro dove sono accolti dalle autorità d'immigrazione. "Il viaggio è stato lungo, abbiamo camminato per intere giornate nei boschi ma ora tutto è a posto", dice Rateb con un bel sorriso, nonostante il racconto a tratti sofferto. Impressiona il fatto che le prove non lo hanno piegato: è rimasto un ragazzo carico di ottimismo e di sogni.

Per rifarsi la vita. Il giovane Rateb vorrebbe studiare "architettura in Bulgaria e farsi qui una vita con un bel lavoro e una famiglia". Infatti si vede che ha un talento per il disegno: tiene in mano un dipinto del monastero di Rila, uno dei luoghi più celebri in Bulgaria. "Frequento le lezioni di bulgaro sia la mattina sia la sera e poi vengo nell'atelier dell'art terapia per disegnare". Racconta: "I bulgari mi piacciono", anche se qui ha pochi amici, "la maggior parte dei quali sono della comunità siriana locale". "Per questo l'integrazione nella scuola è importante, spiega Marianna Zasceva, esperta nel Centro d'integrazione, convinta che "una volta entrati in classe, i ragazzi profughi ottengono velocemente dei buoni risultati". In questi giorni la famiglia di Rateb presenterà la domanda di ricongiungimento familiare perché il padre, rimasto a Damasco, possa raggiungerli. "Così finalmente potremmo rifarci una vita tutti insieme, lontano dalla guerra", sogna il ragazzo palestinese.


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Bulgaria, il declino dei media

Nonostante sia parte dell'Ue, la Bulgaria vive negli ultimi anni un drammatico deterioramento della libertà di stampa e di espressione. Tra le principali cause concentrazione mediatica, autocensura, pressioni sui giornalisti. Ne abbiamo parlato col professor Orlin Spasov

Orlin Spasov, professore associato della Facoltà di Giornalismo dell'Università "Sveti Kliment Ohridski" di Sofia, si occupa delle trasformazioni nella sfera pubblica dovute all'evoluzione dei media tradizionali e new-media. Autore di numerosi volumi sul mondo della comunicazione, tra cui " Transition and the Media: Politics of Representation"  (2000), " Sport and Politics: Media Rituals, Power Games"  (2013), " Internet in Bulgaria"  (2014, attualmente in corso di stampa). E' direttore esecutivo della Media Democracy Foundation ( fmd.bg ).
Negli ultimi anni molte organizzazioni internazionali segnalano un forte e costante peggioramento della libertà di stampa in Bulgaria. E' d'accordo con questo giudizio poco lusinghiero?
Difficile non essere d'accordo con tale valutazione, quando arriva in modo coerente da fonti così numerose e diversificate, evidentemente basate su solidi dati empirici. Individuare le ragioni di tale declino non è facile: i media non sono mai un elemento isolato, ma fanno parte di un sistema complesso a cui partecipano politica, economia, cultura. redo si possano però individuare due motivi principali. Da una parte l'influenza e pressione sui media bulgari da parte dell' establishment politico ed economico, che porta a fenomeni come l'autocensura. Dall'altra il rapido declino culturale dei media, con la progressiva affermazione di temi superficiali a danno dell'approfondimento.
Questo peggioramento è avvenuto in modo marcato dopo l'ingresso della Bulgaria nell'Unione europea...
Non credo ci sia una relazione diretta tra la membership europea della Bulgaria e il peggioramento della libertà di stampa nel paese. C'è stata piuttosto in questi anni la comparsa di “giocatori” molto più aggressivi nel settore dell'informazione, pronti a mettere i propri media al servizio di interessi economici e politici.

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mercoledì 11 giugno 2014

Bulgaria, socialisti vogliono voto anticipato entro luglio

(ANSA) - SOFIA - Elezioni parlamentari anticipate in Bulgaria entro la fine di luglio. E' questa la proposta del presidente del partito socialista bulgaro (Bsp), Serghei Stanishev, intervenuto oggi ai lavori del plenum del suo partito a Sofia.

"Se vi è volontà politica e senso di responsabilità da parte del presidente della repubblica, la cosa migliore per la Bulgaria è indire le elezioni anticipate il più presto possibile, ovvero entro la fine di luglio", ha precisato Stanishev.

La mossa del Bsp, che appoggia il governo di Plamen Oresharski in coalizione con il partito della minoranza turca Dps, era preannunciata dopo che la settimana scorsa il Dps ha chiesto a sorpresa elezioni anticipate in autunno.

Serghei Stanishev, il cui partito ha ottenuto un risultato deludente alle europee del 25 maggio, ha aggiunto che "una volta superato il voto di sfiducia" contro il governo, chiesto dall'opposizione conservatrice Gerb e previsto entro la fine di questa settimana, il gabinetto di Oresharski, al governo da un anno, "dovrà subito dimettersi".


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